Il Veneto: terra di migrazioni fra Ottocento e Novecento. A cura del Prof. Santuliana Michele

Poeta Fusinato Vicenzaingreen
Gen 17 2017

Il Veneto: terra di migrazioni fra Ottocento e Novecento. A cura del Prof. Santuliana Michele

Con le guerre di indipendenza il Veneto continua ad essere, com’era stato nei secoli precedenti, terra di passaggio per gli eserciti in movimento. Nella primavera del 1848, allo scoppio del primo conflitto risorgimentale, la regione viene attraversata dall’armata austriaca intenta a respingere l’attacco piemontese in Lombardia e, al contempo, a reprimere le insurrezioni nell’entroterra. Tenace è in tale frangente la resistenza della città di Vicenza, che viene riconquistata il 10 giugno dopo una dura resistenza. Venezia, sotto la guida di Daniele Manin, resisterà ancora un anno alle truppe del feldmaresciallo Radetzky prima di cedere, sfinita dalla fame e dal colera. Su questo episodio della storia del Risorgimento nelle scuole un tempo si imparava poesia del patriota vicentino Arnaldo Fusinato. Ne riporto la prima strofa:

 

È fosco l’aere

Il cielo è muto

Ed io sul tacito

Veron seduto

In solitaria

Malinconia

Ti guardo e lagrimo,

Venezia mia!

 

La repressione da parte del governo militare austriaco negli anni successivi è feroce e si protrae fino al 1866, quando  il Veneto entra a far parte del neonato Regno d’Italia.

 

La situazione economica e sociale del Veneto postunitario è pesante: la regione è tra le più povere del nord Italia ed è molto popolosa. A soffrire di più la fame e le durissime condizioni di vita sono le popolazioni delle zone montane e della bassa, che spesso vivono in pressoché totale miseria. In tale situazione, per molti la decisione di emigrare è l’unica che possa garantire la sopravvivenza. È così che tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento il Veneto è interessato da un’emigrazione intensa, la più importante fino a quel momento.

Risorgimento Veneto Vicenzaingreen

Tre sono le mete principali dell’emigrazione dal Veneto di fine Ottocento: l’Europa occidentale (Francia, Belgio, Germania occidentale), l’Europa centrale (Germania orientale, Impero austro-ungarico), l’America, soprattutto latina. Le prime due mete caratterizzano per lo più un’emigrazione stagionale o comunque non definitiva, operata soprattutto dagli uomini per lavorare in miniera, in fabbrica o nella realizzazione delle grandi infrastrutture che gli Imperi centrali andavano realizzando in quegli anni. L’America latina rappresenta invece una meta spesso definitiva per intere famiglie venete.

Le stime ci dicono che fra il 1880 e il 1900 circa 300.000 persone (circa il 10% della popolazione totale) lasciano il Veneto come emigranti, ma nella bassa pianura si arriva al 30%. Le motivazioni di tale esodo sono molteplici: il primato, già evocato, della natalità, la grande povertà se non, addirittura, la miseria, il mito dell’America vista come “terra promessa” in cui poter iniziare una nuova vita.

 

Durissime erano le condizioni dei migranti che a bordo dei bastimenti a vapore attraversavano l’Atlantico verso Merica”. Nelle pagine di “El Visentin – Giornale del Popolo” del 29 novembre 1877 compare una lettera Francesco Sartori, emigrante di Magrè, nella quale si leggono parole di sconvolgente attualità se pensiamo a quanto avviene nel Mediterraneo di oggi:

 

«Nel bastimento siamo spessi come in un bucco d’ave. È morto un giovane di 5 anni ed era un bellissimo giovane ben nutrito ce ne sono otto ammalati gravemente. Un strepito chi piange chi si lamenta spose coi figli in braccio che vogliono gettarsi nell’acqua a negarsi e dicono se si parte si muore tutti prima di arrivare nell’America. […] sono 14 giorni che siamo in Marsiglia […]. Si mangia da bestie. Cari miei figli voi a casa vi lagnate del cibo ma invece mangiate da Signori al confronto di me. […] Maledetta quella volta che mi decisi alla partenza che mi son messo nella mani di questi mercatanti di carne umana. Ma l’emigrazione continua e progredisse li compatisco sono amanti di novità vanno in cerca del tradimento della schiavitù del dolore incontro alla morte».

 

Fine quarta parte.

 

Per approfondire:

  1. Fumian, A. Ventura (a cura di), Storia del veneto. 2. Dal Seicento a oggi, Laterza, Roma-Bari 2004.
  2. www.piastrapercapelli24.it

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