Sport e i genitori: gioie e dolori. A cura di Fabio De Giorgio

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Gen 17 2017

Sport e i genitori: gioie e dolori. A cura di Fabio De Giorgio

Ognuno di noi ha praticato almeno uno sport, magari per poco tempo, magari continua a praticarlo da 50 anni discover this. Ognuno di noi ha iniziato a praticare sport da ragazzino ed è su questa categoria che vorrei fare qualche considerazione.

Lo sport fa bene alla salute, aiuta a socializzare con gli altri ragazzi, aiuta a crescere da un punto di vista emotivo, regala gioie e delusioni. Ci aiuta a capire che nella vita vincere non è la cosa più importante, ma è importante dare il massimo e in caso di sconfitta imparare dai nostri stessi errori per migliorare… o forse no?

Proprio su quest’ultimo concetto mi piacerebbe che facessimo un approfondimento. Per mia fortuna sono un allenatore e quindi mi godo le partite da bordo campo, sono concentrato sul gioco delle mie atlete e cerco di elaborare le migliori strategie per portare la mia squadra alla vittoria, purtroppo questo non capita sempre e la cosa più difficile è trovare le parole giuste per far capire alle mie ragazze anche in una sconfitta c’è qualcosa di positivo e qualcosa da imparare. A volte però mi capita di essere un semplice spettatore relegato alla tribuna ed è qui che vengo DRASTICAMENTE riportato alla realtà del tifo da stadio.

Soprattutto in alcuni sport, solitamente quelli dove c’è contatto fisico, l’accanimento dei tifosi è qualcosa di imbarazzante! Basti pensare agli schieramenti di forze dell’ordine vediamo ogni domenica negli stadi di serie A… Il problema è proprio lì, sugli spalti, dove sono seduti i genitori degli atleti in campo, sembra che si dimentichino che a giocare ci sono dei ragazzini di 13/14 anni e si sentono volare insulti e minacce che Genny ‘a Carogna sembra un chierichetto! Ho sentito con le mie orecchie un genitore urlare al figlio che doveva spaccare la gamba all’attaccante che lo aveva superato con un dribbling, peggio ancora quando ho sentito dire ad una madre che il figlio non valeva nulla perchè aveva sbagliato un gol facile.

ALLIBITO!

Da allenatore mi sento di fare una riflessione e mi piacerebbe che questa arrivasse a tutti i genitori che vanno a vedere le partite dei propri figli: provate a divertirvi! Provate a fare un tifo pulito e senza cattiveria, provate a tornare a quando avevate 13/14 anni e su quel campo c’eravate voi, vi sarebbe piaciuto sentire vostro padre dare del cornuto all’arbitro o urlare contro l’avversario? Io non credo, provate a rilassarvi e a godervi lo spettacolo e se vostro figlio dovesse perdere non mettetelo in punizione o non rompetegli l’anima per i giorni a seguire perchè “quella palla non doveva sbagliarla”, provate a capire piuttosto che cosa sia andato storto e come mai si sia persa la partita, non date la colpa al mister o all’arbitro o al tempo, provate a capire se vostro figlio ha dato il 100% e se così è stato fategli i complimenti lo stesso perchè per lui è questo che conta davvero. Nella mia carriera di allenatore le due migliori partite che ho giocato sono state due sconfitte, tiratissime, fino all’ultimo punto dell’ultimo set, ma finita la partita ho fatto i complimenti alle mie ragazze perchè loro avevano dato il massimo e, in quell’occasione, avevamo avuto la sfortuna di trovare un avversario più forte e bisognava dar loro il merito.

L’allenatore delle categorie giovanili è anche un educatore ma a volte mi chiedo chi va educato: l’atleta o il genitore?