Le origini dei cognomi. Seconda parte

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Giu 16 2016

Le origini dei cognomi. Seconda parte

L’introduzione del cognome in Italia avviene contemporaneamente a un grande avvenimento per il mondo cattolico, vale a dire il Concilio di Trento (1545-63). Questa può sembrare a prima vista una coincidenza, ma di fatto non lo è.

Il Concilio di Trento rappresentò una svolta epocale per quanto riguarda i paesi cattolici e in particolar modo l’Italia[1]. Molte consuetudini relative alla vita delle persone cambiarono drasticamente. La chiesa cattolica con il concilio tridentino formò a tutti gli effetti la società moderna, dandole un’impronta particolare che la separò nettamente da quella medievale.

La stessa presenza del clero nella comunità si fece più attenta nei confronti delle pratiche e credenze che fino ad allora erano state in parte tollerate. Tutto ciò che non era conforme alla nuova direzione che Roma aveva tracciato per la società cattolica venne messo da parte o condannato. La vita della comunità, della pieve, venne sottoposta al vaglio delle autorità ecclesiastiche che ne dovevano valutare l’ortodossia e l’ortoprassi, vale a dire il corretto pensiero e il corretto comportamento.http://vicenzagreen.braintree.it/wp-content/uploads/2016/05/eleonora_brancaleone.jpg

Per quanto riguarda il controllo del cosiddetto retto pensare (l’ortodossia), venne messa a punto la confessione come strumento per indagare la presenza dell’eresia, innalzando il confessore a vero e proprio giudice. Ma questo argomento trattato da uno sterminato numero di studi non ci interessa allo scopo di capire l’origine del cognome. Quello che invece importa per la nostra storia è però l’aspetto dell’ortoprassi, vale a dire del retto comportamento.

Come si diceva, molte pratiche medievali vennero considerate inique o inopportune, e di conseguenza venne deciso di introdurne altre che le avrebbero sostituite. Tra queste c’è il matrimonio. Prima del concilio di Trento, il matrimonio era un vero e proprio contratto che i genitori sottoscrivevano tra di loro e che serviva per imparentare le proprie famiglie allargandone la sfera di influenza. Il sacerdote altro non serviva che a sanzionare una situazione di fatto già posta in essere dalle famiglie degli sposi, insomma si limitava a benedire la coppia, non avendo alcuna voce in capitolo per quanto concerne la stipula del contratto matrimoniale.

Con il Concilio, gli sponsali (queste promesse di matrimonio fatte in forma privata dalle famiglie degli sposi) vennero sostituiti da tre pubblicazioni che i sacerdoti erano obbligati a fare nelle domeniche precedenti la data dal matrimonio nelle parrocchie di provenienza dei due futuri sposi, allo scopo di determinare se sussistessero degli impedimenti al matrimonio. Una di queste era la consanguineità, che il Concilio decretò che fosse superiore al 4 grado, altrimenti il matrimonio poteva considerarsi nullo (a meno che non ci fosse una speciale concessione da parte del vescovo). Furono proprio queste pubblicazioni a scardinare il matrimonio che fino ad allora si era basato sulla consuetudine, in quanto trasformarono il matrimonio da atto privato in atthttp://vicenzagreen.braintree.it/wp-content/uploads/2016/05/matrimonio-nel-medioevo.jpgo pubblico. Molte volte infatti le famiglie facevano in modo che il matrimonio dei propri figli avvenisse tra consanguinei allo scopo di evitare che si disperdesse la propria ricchezza. Capitava pure che uno dei due futuri sposi fosse già sposato, ma in un’altra parrocchia. Le tre pubblicazioni e, più in generale, il capillare controllo delle istituzioni ecclesiastiche regolò in maniera rigorosa il sacramento del matrimonio, che da qui in poi divenne prerogativa del sacerdote.

Ecco che il cognome che il sacerdote dopo il Concilio di Trento scriveva con diligenza nei registri canonici di battesimo, matrimonio e morte serviva per identificare esattamente la persona che si aveva davanti. Ogni atto matrimoniale cattolico dopo il concilio di Trento contiene infatti una precisa identificazione di ognuno dei due sposi: vengono scritti il nome e il cognome, chi era il padre di entrambi e a volte pure la madre, di quale parrocchia facessero parte, la data delle pubblicazioni ed eventualmente altre note specifiche relative al matrimonio.

A questo punto bisogna chiedersi come si sono scelti i cognomi.

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