Il Veneto: terra di migrazioni (5). A cura del Prof. Santuliana Michele.

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Apr 14 2017

Il Veneto: terra di migrazioni (5). A cura del Prof. Santuliana Michele.

L’emigrazione veneta di fine Ottocento ebbe conseguenze importanti, non solo per i paesi in cui i veneti giunsero e si stabilirono, in particolare in Argentina e nel sud del Brasile, ma anche nella regione da cui erano partiti. Fra esse, è interessante ricordare, a livello sociale, una certa emancipazione della donna: in una società patriarcale com’era il Veneto di cento anni fa, molte mogli e madri i cui mariti e figli erano lontani si trovarono a gestire quanto essi avevano lasciato in patria. Si trattava naturalmente di un’emancipazione circoscritta, ma che pure ebbe i suoi effetti.

 

L’ondata migratoria dal Veneto si arresta bruscamente e, anzi, ha un’inversione di tendenza, nel 1914. Con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando e il successivo scoppio della Prima guerra mondiale rientrano infatti dall’Europa, in particolare dagli imperi austro-ungarico e tedesco, oltre 150.000 emigranti, con difficoltà enormi da parte delle amministrazioni locali, che si trovano a gestire una vera e propria emergenza umanitaria. A Bassano del Grappa, fa notare Marco Mondini (in Fumian, Ventura, op. cit.), i rientrati fra agosto e dicembre 1914 sono circa 3000 su una popolazione complessiva di 18.000 unità.

Con l’entrata in guerra dell’Italia il Veneto diviene territorio di operazioni militari e in alcune province, fra cui quella di Vicenza, immediata retrovia del fronte. All’emigrazione dettata dalla fame si aggiunge perciò quella dei profughi che fuggono dalle zone più vicine alle prime linee: una massa enorme di anziani, donne e bambini si riversa in quegli anni in pianura, dentro e fuori i confini del Veneto, non sempre trovando accoglienza e disponibilità. Basterà leggere (o rileggere) Storia di Tönle e L’anno della vittoria di Mario Rigoni Stern per avere un’idea di quanto affrontato dai nostri avi solamente un secolo fa.

L’offensiva austro-tedesca dell’ottobre 1917, passata alla storia italiana come “disfatta di Caporetto”, acuisce enormemente il problema dei profughi in fuga dalla guerra. Mentre l’esercito italiano è in rotta, un fiume di sfollati fugge dal Veneto orientale e dal Friuli e attraversa il Piave. Si calcola che alla fine gli sfollati in Veneto furono 5-600.000.

 

Col ritorno della pace, molti profughi, rientrati nei paesi natali, non trovano altro che macerie. L’alternativa a una vita di miseria viene trovata, ancora una volta, nell’emigrazione, esterna ed interna; fra le mete estere l’America, del sud e del nord, resta il sogno di molti.

All’inizio degli anni Venti anche il mio bisnonno materno si imbarcò per gli stati Uniti. Lavorò per alcuni anni come manovale a Cook, Illinois. A casa conservo ancora i suoi documenti di emigrante: il permesso di soggiorno, le dichiarazioni giurate di suo fratello, 嘉盛 che già era là, e infine le ricevute dei vaglia postali con cui mandava a casa il denaro guadagnato. Una foto lo ritrae assieme ad un amico in quel periodo. Si trovano in uno studio fotografico, in posa, vestiti con eleganza povera ma dignitosa. Sorridono pieni di speranza

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A partire dagli anni Venti si accentua anche il fenomeno dell’emigrazione interna dei veneti. Durante il decennio 1921-31 in quasi 200.000 si spostano, in particolare verso la Lombardia, il Piemonte e il Lazio. Molti di loro da contadini diventano operai e si inurbano.

Con le campagne di bonifica avviate dal regime fascista, fra il 1932 e il 1938 altri 190.000 contadini veneti emigrano nel centro Italia. Il loro contributo alla bonifica dell’Agro Pontino è, in termini di forza lavoro, determinante. Infine, dal 1933 decine di migliaia partono per lavorare nelle industrie tedesche o per coltivare le terre dell’impero, in Libia e, dal 1936, in Etiopia.

È sempre un’emigrazione povera, una fuga dalla miseria che per molti finirà tragicamente di lì a pochi anni. A segnare infatti un nuovo punto di discontinuità rispetto a questo pressoché ininterrotto flusso migratorio sopraggiunge la bufera della Seconda guerra mondiale, conflitto che vede il Veneto coinvolto direttamente, con un tributo di distruzione, sofferenza e lutti fra i più alti in Italia.

 

Per approfondire:

  1. Fumian, A. Ventura (a cura di), Storia del veneto. 2. Dal Seicento a oggi, Laterza, Roma-Bari 2004.

 

 

 

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