Dentro il terremoto. A cura del Dott. Angelo Siciliano– psicologo, psicoterapeuta, esperto in neuropsicologia

Rubrica Psicologia Vicenzaingreen
Set 27 2016

Dentro il terremoto. A cura del Dott. Angelo Siciliano– psicologo, psicoterapeuta, esperto in neuropsicologia

“… ancor più catastrofico del sisma è quel terremoto che né si vede né si ode, quel terremoto che avviene dentro…” (Petrone, 2002)

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Anche per via dei sempre più frequenti e devastanti fenomeni sismici e di dissesto idrogeologico, negli ultimi anni si sta sviluppando anche in Italia una cultura ed una sensibilità maggiore rispetto alla necessità di salvaguardare non solo il benessere fisico, ma anche quello psicologico delle vittime di catastrofi naturali o disastri ambientali. Questi progressi sono stati possibili principalmente grazie alla generosa attività di volontariato da parte di vari professionisti (psicologi, medici, sociologi, infermieri, assistenti sociali e operatori socio-sanitari), attivi in associazioni come “Psicologi per i Popoli” o come “SIPEM” (Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza), che operano in sinergia con la Protezione Civile e altri Enti ed organizzazioni del soccorso (Croce Rossa, ANPAS, Forze Armate, etc). La “Psicologia dell’Emergenza” è una disciplina che nasce dall’esigenza di comprendere il comportamento dell’uomo in situazioni “estreme” (calamità naturali, guerre, ecc.), nonché di progettare interventi a tutela del suo equilibrio mentale.

E’ facile intuire che, tra le catastrofi naturali, il terremoto si distingue per potenza distruttiva ed imprevedibilità; si tratta di un evento che sconvolge la vita delle persone in un arco di tempo brevissimo, confrontandole quasi sempre con “perdite” dolorose: menomazione fisica, lutti familiari, crollo dell’abitazione, smarrimento di oggetti emotivamente importanti, problemi lavorativi e difficoltà nella relazione con gli altri. Peraltro l’imprevedibilità del terremoto minaccia il naturale bisogno umano di avere un minimo controllo su ciò che può accadere di volta in volta attorno a sé; in effetti sono il controllo e la prevedibilità degli eventi che ci danno quella piacevole sensazione di “sicurezza interna” nelle situazioni ordinarie della vita quotidiana. Per queste caratteristiche il terremoto deve essere considerato sempre un evento altamente stressante, capace di produrre traumi psicologici talvolta molto profondi e duraturi. Si ritiene che una persona viva una situazione stressante nel momento in cui le stimolazioni e le richieste provenienti dall’ambiente sovrastino le sue capacità di tollerarle e gestirle. Regolarmente il terremoto configura proprio una situazione di questo genere, in cui tipicamente le persone riferiscono un senso d’impotenza e sopraffazione disarmanti diflucan tablets 150mg. Benché le reazioni alla catastrofe possano variare considerevolmente da persona a persona, i ricercatori ne hanno individuato alcune che tendono ad essere più frequenti. Soprattutto durante lo svolgimento del terremoto alcune persone reagiscono entrando in uno stato di shock, appaiono disorientate, confuse, estraniate da se stesse e dalla realtà circostante (una sensazione spesso riferita come un “sentirsi fuori da se stessi” o “con il pilota automatico inserito”), oppure si sentono totalmente incapaci di provare alcuna emozione. Durante o immediatamente dopo il terremoto, le persone sopravvissute possono provare irritabilità e scoppi di collera, legati al sentirsi implacabilmente vittime di un’ingiustizia immeritata. Sebbene queste emozioni conducano spesso a comportamenti che complicano di fatto le operazioni di soccorso e aiuto, esse appaiono assolutamente comprensibili e sensate, ancora di più quando emerge che le conseguenze dell’evento naturale sono state amplificate da responsabilità criminose, speculazioni e irregolarità edilizie. Talvolta stati d’animo quali rabbia debordante, sentimento di sopraffazione, impotenza e scoramento si alternano l’un l’altro, oppure soccombono definitivamente ad un più stabile, schiacciante e profondo senso di depressione e disperazione. Il senso interno di afflizione che un terremotato prova è intimamente legato alle perdite subite, siano esse concrete (beni materiali) o simboliche (relazioni e affetti). La tristezza è una normale reazione al lutto, ma nelle persone terremotate è molto intensa, perché le perdite sono troppe e avvengono troppo in fretta. Qualche volta i superstiti riportano la cosiddetta “colpa del sopravvissuto”, cioè il sentimento di colpevolezza per essere scampati alla morte, a differenza di altri, della persona amata, di un familiare, oppure la penosa convinzione di non aver fatto abbastanza per salvar loro la vita. Reazioni di tipo depressivo come queste contemplano non solo un calo della stima di sé, ma anche una perdita della capacità di provare interesse, motivazione o piacere verso quelle attività che prima generavano orgoglio e soddisfazione (lavoro, studio, sessualità, hobby). Ad alcuni terremotati capita di avere delle amnesie, cioè di dimenticare in parte o completamente i ricordi relativi ai momenti drammatici vissuti; al contrario altre persone manifestano un “eccesso di memoria”, in quanto i ricordi di quell’esperienza continuano ad assillare la loro mente, talvolta in forma di “flashback”, talaltra in forma di terrificanti incubi notturni. Per la necessità di difendersi dal dolore provocato da questi ricordi, spesso le persone tendono ad evitare situazioni o circostanze che potrebbero farli riemergere; ad esempio alcuni di loro fanno di tutto per evitare di parlare dell’episodio o trovano molto difficile ritornare sul luogo del terremoto. Tra i comuni sintomi di stress da calamità naturali troviamo anche una tutta una gamma di sensazioni come ansia, inconsolabilità, nervosismo o allarme (con fenomeni associati di insonnia, cefalee, calo dell’appetito, etc.), episodi d’attacco di panico o, viceversa, stati di apatia persistente, fino a vere reazioni psicotiche, in cui la persona può delirare, fare ragionamenti apparentemente insensati o sconnessi e avere allucinazioni. Alcune delle reazioni di stress qui accennate possono apparire davvero “estreme”, e certamente procurano forti sofferenze nelle persone, ma non devono di per se stesse far pensare ad una vera e propria malattia mentale. Si deve considerare che durante il terremoto reazioni di paura, perfino di terrore o “congelamento” (immobilizzazione fisica e psichica) possono avere un valore per la nostra sopravvivenza; ad quando proviamo paura una parte del nostro sistema nervoso invia segnali ai vari distretti dell’organismo (ad es. cuore, muscolatura, sistema respiratorio, ghiandole sudoripare, ecc.) in modo da reclutare e attivare le risorse necessarie per allontanarsi dalla fonte di pericolo; altre volte rivelarsi addirittura vantaggioso che il nostro corpo risponda alla situazione di emergenza con la totale immobilità fisica e/o con la mancanza assoluta d’iniziativa.

Per fortuna, nella maggioranza dei casi, le difficoltà psicologiche delle persone che sopravvivono ad eventi disastrosi sono transitorie, vengono gradualmente superate e ciò consente di ritornare in tempi ragionevoli e sostenibili all’equilibrio psichico ed esistenziale precedente. Al contrario, soprattutto coloro che hanno assistito direttamente a scene molto cruente, individui che già prima dell’evento sismico avevano una certa vulnerabilità psicologica o un altro trauma alle spalle e persone con scarso sostegno sociale hanno un maggior rischio di manifestare il cosiddetto “Disturbo post-traumatico da stress”. Si tratta di una sindrome psicologica caratterizzata dal fatto che molte delle “normali” reazioni al trauma (terrore, angoscia, depressione, etc.) si amplificano e diventano croniche, tormentando costantemente la vita quotidiana e la capacità d’adattamento della vittima, anche a distanza di parecchi mesi, come fossero continue scosse di coda di un “terremoto interno”.